I dolci di Carnevale: non solo chiacchiere e castagnole

Quando si parla del food carnevalesco, la mente va automaticamente al pensiero delle gustosissime e fragranti chiacchiere e delle simpatiche palline zuccherate conosciute in tutt’Italia come castagnole.

Le prime sono striscioline di pasta che vengono fritte e, poi eventualmente passate nel forno (anche se c’è chi le preferisce senza il passaggio in padella, in una versione più light), mentre le seconde sono delle sferette di pasta fritte e poi passate nello zucchero semolato, da servire possibilmente ancora calde perché facciano godere i sensi del loro intenso profumo e aroma. Di solito, le chiacchiere (note anche come crostoli, frappole o bugie) si servono accanto ad una ciotolina di sanguinaccio (una fonduta di cioccolato), mentre le castagnole insieme a dello zabaione. Entrambi i dolci, poi, contengono nella loro ricetta tradizionale una piccola componente alcolica.

Ma ci sono molti altri dolci tipici di questo periodo, alcuni celebri soltanto nel proprio contorno regionale, altri ereditati da festività diverse o semplicemente chiamati in modi differenti. Curiosi di scoprirli?

Il migliaccio

Compatto, gustosissimo e bello da vedere: il migliaccio è un dolce dorato tipico del Carnevale campano, preparato con ingredienti semplici ed essenziali, tra cui semolino, latte, ricotta, zucchero, uova, burro, vaniglia, scorza d’arancia e aroma millefiori. È una torta che si cuoce in forno per un’oretta e che viene mangiata fredda, cosparsa di una bella quantità di zucchero a velo.

Bomboloni ripieni

Optare per i bomboloni ripieni di farciture diverse è sempre un’idea azzeccatissima per accontentare i palati di tutti gli ospiti: ne esistono varianti alla crema, al cioccolato (o alla Nutella), alla marmellata, allo yogurt, tutte deliziose e da servire con una spolverata di zucchero a velo e gocce di cioccolato o frutta fresca.

Anche in questo caso, gli ingredienti sono davvero essenziali e facilmente reperibili: farina, zucchero, sale, latte, lievito di birra, burro e tuorlo d’uovo. In genere, la forma perfetta può essere ottenuta sagomando la pasta con un bicchiere, ma non prima che abbia riposato su di un canovaccio pulito per qualche minuto e, per un’altra oretta, su una superficie infarinata e coperta da pellicola trasparente. In genere, dopo questa fase ogni panetto si spennella con uovo e latte e poi si inforna tutto a 175°C per una ventina di minuti. Infine si passa alla farcitura.

I tortelli milanesi

Avete sempre pensato ai tortelli come ad una pasta ripiena da cucinare per pranzo?
Ebbene, i milanesi hanno in serbo una sorpresa per tutti voi golosi: ne esiste anche una variante dolce, molto apprezzata proprio durante il periodo del Carnevale!

Gli ingredienti sono, bene o male, sempre gli stessi, ma qui viene aggiunto del rum scuro all’impasto e le piccole palline vengono fritte e servite, riprendendo concettualmente le castagnole, una volta passate ancora calde nello zucchero semolato. Possono essere mangiate semplici oppure farcite alla crema.

I fratini toscani

Anche in Toscana c’è una preparazione simbolica della regione, quella dei fratini, dei salsicciotti ricavati da un impasto morbido e appiccicoso (realizzato sempre con gli stessi ingredienti ma con più abbondanza di uova) che diventa matrice di vari rotolini sottili che vengono, poi, fritti e passati nello zucchero semolato.

Spolverati con zucchero a velo, sono molto carini da vedere e buoni da mangiare, anche per i più piccoli!

Fritoe venete

Sapevate che il famosissimo Carnevale di Venezia si muove a suon di… frittelle?

Le fritoe rappresentano un dolcetto a base di uvetta e pinoli molto particolare, ottenuto tramite l’impasto di ingredienti un po’ più ricercati, tra cui olio extravergine d’oliva fruttato e grappa. Ogni pallina così realizzata viene poi fritta e servita imbiancata da zucchero a velo.

Pignoccata siciliana e cicerchiata

Quello che per i napoletani sono gli struffoli, palline di impasto fritte e immerse nel miele fuso, per i siciliani si chiama pignoccata e per abruzzesi, marchigiani, umbri e molisani, invece, cicerchiata.

Il concetto food che sta alla base di queste ricette è bene o male lo stesso (le palline della cicerchiata sono solo un po’ più voluminose) ma, mentre i partenopei riservano a questo dolce le festività natalizie, per tutti gli altri si parla di una ricetta tradizionale carnevalesca.

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