Ad ogni regione il suo dolce natalizio!

Il Natale rappresenta sicuramente una delle feste più attese dell’anno, non solo per scambiarsi i regali e stare insieme a chi si vuol bene, ma anche per l’atmosfera che ricrea e che fa vivere sospese a mezz’aria tantissime famiglie in tutto il mondo, tra lucine, colori e sapori indimenticabili.

E, a proposito di sapori, quanto ne sapete sui dolci regionali italiani?
Già, perché ci sono tantissime preparazioni specifiche nel nostro Paese che riguardano queste celebrazioni: pronti a scoprirle tutte?

Lombardia: il panettone

Impossibile non citare il patrimonio food che ha invaso le nostre tavole (e non solo) partendo dalla Lombardia: il panettone, in tutte le sue infinite varianti.

Un semplice impasto di farina, uova, burro, uvetta e canditi, originario della Milano del IX secolo.

Oggi reperibile in tante proposte personalizzate ed anche gourmet, riesce ad accontentare davvero tutti con un tocco di gusto al cioccolato, all’arancia o alla crema di pistacchio. Voi quale preferite?

Piemonte: il tronchetto

Diventato famosissimo anche al Sud, perché super goloso, il tronchetto natalizio piemontese è un rotolo realizzato con uova, farina e mascarpone e coperto con crema di marroni e scaglie di cioccolato: si ispira al tronco di castagno o quercia che, un tempo, veniva benedetto prima di essere bruciato nel camino come buon auspicio proprio durante la notte di Natale!

Val d’Aosta: il mecoulin

È un incrocio tra il panettone lombardo ed il pandolce ligure, il mecoulin valdostano: tipico della valle di Cogne, altro non è che una sorta di pane al latte con uvetta. La sua ricetta affonda le radici addirittura nel Medioevo.

Trentino Alto Adige: il zelten

Presente in tante varianti diverse, a seconda delle valli del Sud Tirolo, di cui è originario, lo zelten è un pane dolce a base di frutta secca e canditi, servito sulla tavola natalizia fin dal Settecento.

Friuli-Venezia Giulia: la gubana

Originaria delle valli di Natisone, la gubana è una buonissima pasta dolce lievitata e cotta al forno, ripiena di noci, uvetta, pinoli, zucchero, grappa e scorza grattugiata di limone; tipica anche la forma, che è a chiocciola, con un diametro di circa 20 centimetri.

Veneto: il pandoro

Torniamo a qualcosa di decisamente più comune e conosciuto con il pandoro veneto, che ha travalicato i confini del nostro paese in quanto a “celebrità”.

In effetti, anche in Italia resta uno dei dolci natalizi più venduti e diffusi.

Un tempo era il “pane de oro“, evoluzione dell’antico Nadalin veronese del 1800: nel 1894, l’imprenditore Domenico Melegatti, fondatore dell’omonima industria dolciaria della città, lo brevettò per il primo Natale sotto la signoria della famiglia Scala. Il resto è storia.

Liguria: il pandolce

Fino ai primi anni del Novecento, il pandolce ligure non era nemmeno venduto in pasticceria: nato a Genova in periodo medievale, è, come si capisce immediatamente dal nome, un pane dolce con uvetta che, nel tempo, si è ingolosito anche di canditi e pinoli; il lievito è arrivato soltanto negli anni ’50 e gli ha conferito quell’aspetto alto, soffice ed etereo che conosciamo bene.

Emilia Romagna: il panspeziale (o certosino)

Ci rintaniamo nel bolognese per assaggiare, a questo punto, il panspeziale: una ricetta a base di mandorle, pinoli, cioccolato fondente e canditi risalente, anche stavolta, al Medioevo. Il nome deriva dal fatto che, inizialmente, erano i farmacisti (detti speziali, poi certosini) a produrlo.

Toscana: il panforte

È passato oltre un millennio da quando il panforte è stato cucinato per la prima volta: la ricetta originale, infatti, risale intorno all’anno 1000 ed era preparata – anche in questo caso – dagli speziali di Siena per nobili, ricchi e clero.

Gli ingredienti (arancia, cedro, melone, mandorle e spezie), infatti, erano molto costosi all’epoca.

Famosa anche una variante, il panforte Margherita, arricchita dal cacao e preparata alla regina nel 1879.

Marche: il bostrengo

Rivisitazione del panforte toscano, il bostrengo delle Marche contiene frutta secca e candita e cereali. La versatilità dei suoi ingredienti è dovuta al fatto che, anticamente, veniva preparato con gli avanzi, tant’è che veniva chiamato lo “svuota credenza“.

Oggi viene presentato in tavola in una formula decisamente più ricca, con cacao, miele e rhum.

Umbria: il panpepato

Il panpepato umbro è così buono che ha superato i confini regionali, diventando dolce tradizionale anche dei territori adiacenti: contiene mandorle, nocciole, pinoli, pepe, cannella, noce moscata, arancia, cedro, uva passa, cacao, caffè, liquore, mosto d’uva ed è così amato che, una volta giunto in tavola nel giorno dell’Immacolata, ci resta fino a San Valentino e oltre!

Abruzzo: il parrozzo

Parrozzo sta, letteralmente, per “pane rozzo”: preparato per la prima volta nel 1920 dal pasticcere pescarese Luigi d’Amico, è ispirato direttamente alle pagnotte di granoturco contadine del tempo, aggiungendo alla loro ricetta uova, farina di mandorle e cioccolato.

Si dice che il primo degustatore ne sia stato Gabriele D’Annunzio, anch’egli pescarese, che gli dedicò addirittura “La canzone del Parrozzo”.

Lazio: il pangiallo

Il pangiallo è il dolce del solstizio d’inverno (22 Dicembre) che è giunto dalla Roma Imperiale sino ad oggi.

Ingredienti di base sono frutta secca, uvette e canditi; da dove deriva il colore giallo? La pagnotta, prima di essere infornata, va spennellata con saporito un mix di farina, olio e zafferano!

Campania: gli struffoli

Palline di pasta di farina, zucchero, uova e strutto (o margarina, per chi segue regimi alimentari vegetariani) immerse nel miele e decorate con zuccherini e confetti, gli struffoli sono nati a Napoli e, secondo tradizione, vengono fritti prima di essere conditi ancora bollenti.

C’è chi, però, preferisce una variante più leggera, cotta al forno, e chi aggiunge alla composizione anche pezzetti di frutta candita.

Come spesso accade nel capoluogo campano, luogo ricco di contaminazioni, le origini di questo dolce risalgono addirittura alla Magna Grecia.

Molise: i caragnoli al miele

Gustosissimi e belli da vedere, i caragnoli al miele del Molise sono frittelle sagomate ad elica preparate con uova, farina e olio e poi, proprio come gli struffoli, intinte nel miele.

Basilicata: i calzoncelli

I calzoncelli della Basilicata sono una sorta di ravioli fritti, ripieni di crema di ceci, cioccolato o castagne lesse e ricoperti da vino rosso fatto in casa (o Aglianico).

La ricetta originaria è del Cinquecento e appartiene al circondario di Potenza.

Puglia: le cartellate

A guardarle sembrano delle roselline di pasta e sono molto scenografiche per la tavola: le cartellate pugliesi sono foglie di farina, uova e zucchero, servite con l’aggiunta di vincotto o miele, originarie del VI secolo a.C.

Divenute simboliche del cristianesimo con la diffusione del culto, erano chiamate a rappresentare nell’immaginario collettivo l’aureola di Gesù Bambino (o le fasce che lo avevano avvolto) e la corona di spine al momento della crocifissione.

Talmente buone che si sono diffuse anche in Calabria e Basilicata.

Calabria: le nepitelle

Le nepitelle calabresi sono mezzelune ripiene in maniere diverse a seconda delle zone: c’è chi le prepara con le noci, chi con i fichi secchi, chi con le mandorle e persino chi le gradisce con il buonissimo liquore Strega campano.

Insomma, bisogna assaggiarle tutte!

Sono dolcetti tipici delle province di Catanzaro e Crotone ed il nome deriva dal latino nepitedum, “palpebra”.

Sardegna: le seadas

Chiamate anche sebadas, le seadas sono dolcetti fritti con pecorino e miele che, per la verità, sono reperibili in Sardegna durante tutto l’anno. La loro origine è tutta spagnola e sono arrivate in Italia nel Cinquecento.

Sicilia: il buccellato

Concepito a Palermo, il buccellato (chiamato anche cucciddatu) è una ciambella di pasta frolla farcita con fichi secchi, uva passa, mandorle, scorze d’arancia e altri ingredienti, a seconda delle zone.

Come rivela la tradizione, è l’evoluzione dell’antico panificatus dei romani.

 

E voi, quali dolci natalizi sfoggerete sulla vostra tavola quest’anno?

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